lunedì, marzo 22, 2004

Allora il fatto che tanto mi da tanto non apre finestra disquisitoria alcuna su quanto mi dia il poco...o meglio non specifica alcunchè a tal  riguardo,,,quanto può darmi il poco? Se dico e affermo che il poco mi da tanto allora ricado automaticamente nell’assioma sustante e il mio poco si trasforma in tanto? Ma allora si esclude la condizione di poter tanto da poco...il concetto del massimo col minimo sforzo dove va a finire? Vabbè il tanto e il massimo cosi come il poco col minimo  forse non sono parole equipollenti pero il concetto è chiaro no...tutto questo per dire cosa ? per dire che troppo spesso ormai mi chiedo se quello che faccio quotidianamente sia la cosa giusta...non in senso assoluto ma dico giusta per me...che poi è quello che conta...è la cruda verità.

Non so come dire, il fatto è che ormai risulta chiaro che questo tipo di riflessioni sono slegate dalle fattive attività a cui dedico le canoniche otto ore , in effetti non è quello il punto anche se come vedremo poi hanno una rilevanza probabilmente fondamentale. Parlo dei pensieri del dormiveglia, sai quando cominci a realizzare in che realtà ti trovi immerso ( qualcuno direbbe ...’in tutto sto porcoddio’ qualcun altro non sa neanche di appartenere ad una realta delle cose...lo chiamano bubba...)e immagini a grandi linee quali sono le cose le situazioni i posti e  le persone con cui dovrai incontrarti/scontrarti di li a poco...ecco in quel momento desidererei qualcosa di diverso da quello che immagino...da quello che so...e la presenza di chi accompagna involontariamente questi pensieri rende inimmaginabilmente leggeri e splendidamente sorridenti quei minuti, ma poi arriva ineluttabilmente il momento di muoverti in una direzione che non vorresti, non per la situazione in se ripeto, ma per un senso di costrizione che tale situazione porta  seco. E’ che non rinfrancherebbero i miei pensieri di ipotizzabile peritura brevis, e dove mi porta tutto questo? In una condizione di semovibile trazione conclusiva e ...a che pro tale senso di aver dedicato la parte fortunatamente deambulante  della mia esistenza sempre per il solito percorso...l’ho scelto io, lo scelgo io tutte le volte che lo faccio perche qualcuno sia soddisfatto che io aderisca a questo disegno della mia vita, non è paradossale che non sia io a dover/poter disegnarla? Ma è normale ad esempio che stante a tali condizioni una persona passi la maggiorparte della sua giornata di destata coscienza con un estranea e obbligata compagnia ( al di la che poi possa essere una compagnia gradevolissima e magari desiderata piu che ogni altra,,,ma questa è una eccezione fortunata e poco frequente). E’ normale che disegni le percezioni dei miei sentimenti delle mie conoscenze dei miei stati d’animo dei miei nervi della mia conoscenza sulla base di attività cosi fredde e lontane da quelle che in realta dovrebbero assurgere a tali suddetti ruoli? Sono cose a cui dovresti dedicare anni e anni della vita che poi un giorno finiranno , quando ti avvierai verso la fine , quindi neanche a dire che un giorno arriverai a goderti la meritata contropartita, senza considerare che non è scritto da nessuna parte che ci arriverai, non è assolutamente certo che il giorno cui ogni discepolo del sistema aspira arrivi, e da li nasce allo stesso tempo il senso di frustrazione di quando questo accade, voglio dire che se ipoteticamente uno passasse ogni giorno ad attuare le proprie volontà ad inseguire i propri desideri senza che alcun vincolo che non nasca da dentro guidi il benché minimo comportamento ...beh forse sarebbe piu lieto per tutti quel momento, forse sarebbe una delusione molto piu attenuata forse ci sarebbe molta meno rabbia di chi magari resta ( forse si avrebbe meno paura di quel momento,,,forse darebbe speranza in qualcosa d’oltre...forse aprirebbe la mente a nuove interpretazioni della cosa ,,,forse).

Il fatto è che non vedo limpidamente la bellezza del risultato cui si tende, e la paura vera è che arrivi il giorno in cui smetti di interrogarti a riguardo e ti lasci inconsapevolmente trasportare dal susseguirsi di quei percorsi,,,siamo arrivati fin qui senza chiederci chi ce lo abbia ispirato, senza chiederci perche coloro che ce lo intimano costantemente si spingono a tanto, senza chiederci perchè lo facciamo? Potrebbe anche essere! Viene da chiedersi sul perchè dei sacrifici solo quando sei posto di fronte ad una delusione immane, perche non farlo anche nel momento dell’ apparente benessere? Forse perchè è più facile istradarsi che generarsi una strada? Eppure che senso di ammirazione verso chi ne è capace, e quante  attenuanti ( a volte invidiose) concesse a costoro...e quante scusanti concesse a noi che invece non possiamo che ammirarle...perche loro hanno in piu...cosa? io credo sia semplicemente questione di capacita volitiva di inseguire quella  realta che solo tu dovresti e sapresti disegnarti con una bellezza che nessun altro arriverebbe neanche a sfiorare. E il saper accomodarsi con una spallata qua e una sculata la non sia da interpretare come una virtù , quei sorrisi di semiconvinzione non convinta non dovrebbero fuorviare non dovrebbero nascondere il reale percorso ...ogni giorno di più...fino a sotterrarlo per sempre...o almeno fino a quando QUEL  giorno ti chiederai di te e rischierai di accorgerti di quello che in realtà hai combinato... e li non credo si riesca a trovare la forza neanche per produrre il tuo vitale clichè di sorrisi che tanto hai esternato a quel volto poco convinto che tutte le mattine della tua vita ti ha fissato replicando esattamente ogni tuo altrettanto  poco convinto gesto.

E io...? sono un erroneo conduttore di me stesso che vedo ma non provvedo che penso ma non agisco che vorrei ma non voglio che vivo ma per certi versi non sento di farlo.

 

postato da: mcnamara alle ore 19:11 | Permalink | commenti (2)
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